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Antonia Astori

Nasce a Melzo il 20 gennaio 1940. Coinvolta da sempre nel mondo della progettazione (la famiglia Astori si occupava inizialmente di prefabbricazioni) Antonia Astori decide di spostare tale propensione verso il design e l’architettura degli interni. Frequenta quindi l’Athenaeum di Losanna ove si laurea, nel 1966, in Industrial e Visual Design. Nel 1968, con il fratello Enrico e la cognata Adelaide Acerbi, fonda la Driade, azienda fortemente impegnata nel campo della ricerca. Per Driade Antonia Astori, oltre a disegnare arredi, svolge il ruolo di coordinatore delle attività progettuali, arrivando a costruire un intreccio unico tra furniture  design, allestimenti e negozi. Appare quindi importante ricordare in parallelo alcuni dei suoi pezzi più felici e il modo in cui essi furono presentati in allestimenti rimasti memorabili. Basti citare gli antesignani sistemi Oikos I, nel 1972,e Oikos II, nel 1980 e, ad esempio, proprio nel 1980, “La villa delle Colonne Blu” che stupì il Salone del Mobile di Milano 1980. Il fondamentale lavoro sui sistemi, intesi come matrice progettuale trasversale a tutti gli ambienti della casa, la vede impegnata per lunghi anni in un settore, poco praticato in Italia, ove forma e funzione debbono realmente trovare una sintesi estrema. Ricordiamo il Bric, con Enzo Mari nel 1977, lo Chef, nel 1978, il Kaos, nel 1986, il Pantos nel 1993 e infine, nel 2003, l’Epiplos. Ai sistemi Antonia Astori affianca la progettazione di mobili singoli in cui tuttavia la dimensione dell’abitare è sempre attentamente valutata. In questo spirito nascono, potremmo dire come “architetture da camera”, prima gli Aforismi (1984), quindi la collezione San Souci, (1990) e infine, nel 2006, lo scrittoio Virginia e la libreria Eileen. Parallelamente alla attività di designer, Antonia Astori si occupa di architettura degli interni disegnando case che i valori di distribuzione e razionalità, perseguiti allo spasimo, hanno reso durature nel tempo e totalmente scevre da riferimenti alle maniere stilistiche via via dominanti. Importante, come è testimoniato dalla pubblicazione sulle migliori riviste di architettura del mondo, è anche la realizzazioni di negozi e show room, in particolare per Marithé e François Girbaud, a Parigi, Bruxelles, Bordeaux, Aix en Provance, Milano. Lavori caratterizzati da una estrema forza volumetrica e compositiva, ancor più significativa se consideriamo le date di progettazione, comprese tra il 1984 e il 1989 e quindi coincidenti con l’ affermazione del movimento post-moderno. Il ruolo di Antonia Astori sulla scena nazionale e internazionale, per quanto caratterizzato da una profonda discrezione caratteriale, si completa infine con la presenza a importanti eventi, da un’ iniziale, ma indimenticata, Eurodomus a Torino nel 1971, sotto l’egida di Gio Ponti, alla mostra “Design Donne” nel 1985 a Tokyo, alle numerose partecipazioni in Triennale così come a Verona per “Abitare il tempo”. Su di lei hanno scritto numerosi critici tra cui ricordiamo Renato De Fusco (Il gioco del Design, Electa, 1988), Vanni Pasca (Pioneers of product design, Creo Corporation-Tokio, 1994), Fulvio Irace (Driade Book, Skira, 1995) , Benedetto Gravaguolo (Antonia Astori designer, Lam,1983), Marco Romanelli (“Antonia Astori ovvero le parole del progetto”, D.E, 2, aprile 1996).
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