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Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari

Maurizio Cattelan è l'artista italiano vivente più quotato sul mercato. È celebre per gli happening e le opere provocatorie, che si confrontano direttamente con il pubblico. Pierpaolo Ferrari si specializza nel 1994 in fotografia pubblicitaria e inizia a collaborare con agenzie e brand internazionali. Dal 2010 lavora con Maurizio Cattelan.
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Maurizio Cattelan: genio Made in Italy

Nato nel 1960 a Padova, Maurizio Cattelan è uno degli artisti italiani più quotati sul mercato dell’arte. Attivo dagli anni Ottanta, è considerato uno dei maggiori artisti contemporanei. Le sue opere sono spesso state definite il frutto di una operazione dissacrante nei confronti di arte e istituzioni. La sua opera più famosa? La Nona Ora (1999), scultura rappresentante papa Giovanni Paolo II sdraiato a terra colpito da un meteorite e circondato da frammenti di vetro. Dove l’hai già vista? La Nona Ora è entrata a pieno titolo nella cultura

Maurizio Cattelan: genio Made in Italy

Nato nel 1960 a Padova, Maurizio Cattelan è uno degli artisti italiani più quotati sul mercato dell’arte. Attivo dagli anni Ottanta, è considerato uno dei maggiori artisti contemporanei. Le sue opere sono spesso state definite il frutto di una operazione dissacrante nei confronti di arte e istituzioni. La sua opera più famosa? La Nona Ora (1999), scultura rappresentante papa Giovanni Paolo II sdraiato a terra colpito da un meteorite e circondato da frammenti di vetro. Dove l’hai già vista? La Nona Ora è entrata a pieno titolo nella cultura popolare grazie alla sigla della serie televisiva di Paolo Sorrentino del 2016, The Young Pope, dove inaspettatamente viene eletto pontefice un papa controverso e per nulla incline a farsi comandare, machiavellico e manipolatore, interpretato dall’attore Jude Law.

Ma torniamo a Maurizio Cattelan: padovano di nascita, oggi vive tra Milano e New York. La sua biografia è stata recentemente raccontata dalla regista Maura Axelrod nel film Maurizio Cattelan: Be Right Back, dopo l’anteprima al Tribeca Film Festival del 2016. Il documentario della Axelrod è un ritratto divertente e appassionato per capire chi sia davvero questo artista, dalle origini a oggi. Ma chi è Maurizio Cattelan e qual è il suo percorso nel mondo dell’arte e del design?

Maurizio Cattelan: l’artista irriverente

Formatosi autonomamente, Cattelan è arrivato all’arte per esclusione: scappato di casa a 18 anni, per mantenersi è stato infermiere, becchino, antennista, elettrotecnico e operaio. Dall’arte voleva «un’occupazione senza cartellino». Ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni Ottanta. Citandolo: «Un'opera è arte solo se dura nel tempo, altrimenti si chiama merchandising» e di sicuro le sue opere, così inaspettate e irriverenti, sono fatte per rimanere. Per citare alcune delle sue opere più famose e segnanti, in Senza titolo (1986), considerato una sorta di manifesto del suo lavoro, ha squarciato la tela in tre punti alla maniera di Fontana, ma incidendo la Z di Zorro: fin da subito Cattelan si è rivelato abilissimo nel giocare con i massmedia e la cultura pop, nel creare e nel negare attenzione. 

Alla Biennale di Venezia, nel 1997, ha presentato un fachiro sepolto con le sole mani in evidenza. Ma la popolarità internazionale, come già detto, l’ha ottenuta con la Nona Ora, la statua di cera raffigurante papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite (opera esposta alla Royal Academy di Londra nel 1999). Del 2001, invece, è l’opera Hollywood, un immenso cartello collocato ironicamente su un deposito di immondizia di Palermo. Provocatorio anche il suo ruolo di protagonista nel falso documentario realizzato È morto Cattelan! Evviva Cattelan! del 2006 in cui simula la propria morte. Nel 2011 la sua installazione di duemila piccioni impagliati presentata alla 54° edizione della Biennale di Venezia è stata oggetto di molte critiche. Celebre la sua citazione: «Solo quando un'opera viene esposta si scopre quale sarà la reazione del pubblico, nessuno può prevederla». Iconica è anche l’opera Him con un Hitler inginocchiato come uno scolaretto intento a pregare, battuta da Christie’s per più di 17 milioni di sterline. 

Libertà, odio, vendetta, eternità 

Ma non si può parlare di Cattelan senza citare L.O.V.E. (acronimo per: libertà, odio, vendetta, eternità) o meglio ‘Il Dito’ in marmo di Carrara di Piazza Affari a Milano: una mano intenta nel saluto fascista con le dita mozzate, eccetto il medio. Celeberrimo anche il gabinetto d’oro 18 carati, che genera lunghe code di persone che lo vogliono utilizzare al Guggenheim di New York. Possibile che gli esseri umani siano tanto presuntuosi da usare una toilette d'oro? 

Per citare Cattelan: «Non è questione di presunzione, credo, si tratta di una classica esemplificazione del sogno americano. L’opera America dà a tutti un'opportunità, rendendo utilizzabile quotidianamente a chiunque un oggetto irraggiungibile per quasi tutti. Non importa cosa mangi, può essere un pranzo da duecento dollari o un hot dog da due. Il risultato è lo stesso.». Dopotutto, è anche un’opportunità unica e intima di ritrovarsi faccia a faccia con l’arte. A chi lo chiama ‘provocatore’, l’artista risponde: «Non ho mai fatto niente di più provocatorio e spietato di ciò che vedo tutti i giorni intorno a me. Io sono solo una spugna. O un altoparlante».

L’apice e il ritiro

Maurizio Cattelan è uno degli artisti più irriverenti degli ultimi anni, celebrato nei musei più importanti del mondo. Nel 2008, ha ricevuto il premio alla carriera della XV Quadriennale d'Arte romana. Del 2011 è la mostra a lui dedicata al Guggenheim di New York: Maurizio Cattelan All, con oltre 130 sue opere legate al soffitto in un ironico gioco sull'abisso. Del 2016 è invece la retrospettiva Not afraid to love al Monnaie de Paris. Ma sono state davvero numerose le mostre collettive o personali a cui ha partecipato: The Museum of Modern Art, New York (1998); Centre Georges Pompidou, Paris (2000); Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (2001); Museum of Contemporary Art, Chicago (2002–03); P.S. 1 Contemporary Art Center, now MoMA PS1, New York (2002); Museum of Contemporary Art Los Angeles (2003); Musée du Louvre, Paris (2004); Museum für Moderne Kunst, Frankfurt (2008); The Menil Collection, Houston (2010); Fondation Beyeler, Basel (2013). 

Nel 2011, proprio l’anno della mostra al Guggenheim newyorkese, Maurizio Cattelan decide di interrompere la sua carriera di artista e di dedicarsi in toto al progetto Toilet Paper. Citandolo: «L'arte mi stava soffocando. Non riuscivo più a dormire di notte. Stavo facendo la mostra della mia carriera al Guggenheim di New York. Nel momento in cui ho detto basta ho cominciato a divertirmi». La sua scelta è stata da molti considerata azzardata, dato che la sua fama era ai massimi e avrebbe potuto trarne molto in fama e denaro. Il progetto Toilet Paper, d’altronde, è sempre più apprezzato dal pubblico, dalla critica e dai brand, che cercano di collaborarci.

Toilet Paper: magazine e linea Seletti

Toilet Paper, il magazine di sole immagini di Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari, parte dall’idea di smitizzare due formule giornalistiche e due mondi: le riviste patinate di moda e i catologhi d’arte autoreferenziali. Citando Cattelan: «Lavoriamo mesi prima di arrivare a scattare un nuovo numero, confrontando continuamente le nostre idee, in un estenuante gioco della torre. È un processo lento e fondamentale: le poche idee che si sono salvate dall’eliminazione della torre diventano così familiari da reclamare il loro palcoscenico sul set, come personaggi in cerca d’autore. Finito lo shooting diventiamo spietati: le immagini scattate devono superare esami durissimi per essere inserite tra quelle davvero meritevoli di pubblicazione. Le altre spariscono per non essere più recuperate, senza possibilità di appello: il magazine è il prodotto finale, ed è l’unica cosa che conta. Non è pensando all’osservatore che otteniamo questo risultato, ma solo attraverso un esigente esame autocritico. Eliminiamo il superfluo, fino ad arrivare alla radice primaria di perversioni e ossessioni condivise da tutti: il segreto sta nel non essere mai totalmente espliciti. Violenza, sesso e grottesco sono temi attualissimi e insieme senza tempo, antichi come l’uomo. In questo consiste la forza di certe immagini: sembrano nuove, ma in realtà appartengono a tutti da sempre. Noi ci limitiamo a sintetizzarle nella loro forma primaria.»

Tanti i fan della rivista Toilet Paper, che cattura immediatamente l'attenzione di grafica, design, mondo della pubblicità e stampa a livello internazionale. Ma anche dei brand di design. «Sono fan di Toiletpaper fin dal primo numero e da subito ho desiderato utilizzare quelle splendide immagini per i nostri prodotti», ha affermato Stefano Seletti, titolare ed art director dell’azienda produttrice. «Continuavo a pensare a come portare quelle fotografie nelle case dei nostri clienti. È bastato un incontro con Maurizio e Pierpaolo perché entrassimo in sintonia e condividessimo l’idea di mettere insieme materiali democratici e familiari come la latta e la plastica ad immagini decisamente inaspettate». Il risultato? La linea Seletti wears Toilet Paper: humor nero intinto in colori pastello, un'inconsueta e singolare collezione di piatti, tazze e tovaglie, saponette, adesivi, vassoi, tappeti, tavoli… oggetti graffianti, seducenti, a tratti vagamente inquietanti, Le sue immagini stravaganti colpiscono, divertono e sicuramente non lasciano indifferenti.

Il successo nel mondo del design e il futuro

Tra i pezzi più belli della linea Seletti wears Toilet Paper ci sono il carillon e la palla di neve dedicati alla scultura L.O.V.E. (Il Dito) di Piazza Affari a Milano. C’è la serie di piatti, bicchieri e caraffe I love you dove la lettera “I” è un coltello, il cuore è un cuore pulsante strappato dal petto e la vocale “U”, per you, è un ferro di cavallo.  Ci sono le iconich saponette Why Me a forma di lapide e lo specchio Rossetti. Arte, design, prezzi popolari: oggetti costosi, altri da meno di 20€ per rimanere alla portata di tutti. La partnership tra Toilet Paper di Maurizio Cattelan e Seletti non poteva che essere un successo (sia commerciale, sia della critica): anche la Seletti di Stefano Seletti ha uno stile unico e a tratti irriverenti. E cosa c’è di più provocatorio e irriverente del portare nelle case di tutti a pochi euro qualcosa creato da un designer le cui opere valgono milioni di euro?

Cosa prevede il futuro lavorativo di Cattelan? «In questi anni ho riversato le mie energie su Toiletpaper che da giornale di carta ha trasferito le idee sugli oggetti di arredo realizzati in collaborazione con Seletti. E abbiamo intenzione di espanderci ancora. Vogliamo vedere quante vite può avere un’immagine».

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