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Tappeti ad arte. Intervista a Matteo Pala

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LoveTheSign è un occhio curioso sul mondo del design e vuole scoprire i contesti, i processi creativi, gli autori e gli editori. Ecco una delle interviste con le quali offriamo ai nostri lettori l’occasione di scoprire il “dietro le quinte” dei cosiddetti oggetti inanimati. Che poi tanto inanimati non sono…
Sulla nostra piattaforma potete individuare il segno di Emilio Nanni declinato su tantissimi oggetti e scoprire che oltre ad essere architetto e designer ha potuto trovare nell’arte il senso più alto della sua indagine interiore e creatività.
Nato a Bazzano, vive e lavora tra Bologna e Milano, le sue opere sono esposte in numerose mostre personali, i suoi oggetti di design sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero. Collabora con BILLIANI, DA A Italia , DE CASTELLI, ET AL, LAMM, MIDJ, MDF ITALIA, SABA, PIANCA, TONELLI, TRABA’, ZANOTTA.
1. Da dove è nato il desiderio di essere designer?
Un momento preciso non lo ricordo, sicuramente molti e distinti per fasi della mia vita. Ho sempre avuto la fascinazione degli oggetti “risolti” : da piccolo gli oggetti che più mi incuriosivano erano la bicicletta, l’ombrello, le forbici: mi sembravano oggetti prodigiosi. In particolare ero affascinato dalla moka Bialetti, la osservavo come un oggetto magico sia per la forma che per la sua capacità di trasformare la materia in qualcosa che sembrava davvero buono - il caffè - una bevanda per gli adulti, proibita ai bambini e come tale ancora più affascinante. Generava un piacevole borbottio e spargeva un profumo rasserenante che riempiva l’aria. Un oggetto caldo e rassicurante.
Quando ho scoperto che questi oggetti erano stati disegnati dall’uomo è stata una rivelazione e da quel momento è iniziato il mio rapporto con il Design.
2. Cos’è per te il design?
“Il design elabora e interpreta la contemporaneità” questa è una mia citazione che sintetizza quello che ritengo sia l’essenza del design. Il design trova la sua precisa definizione nel dare forma agli oggetti d’uso che accompagnano la vita delle persone in un determinato periodo storico. E come ogni ambito dell’evoluzione dell’uomo (in senso ontologico) il concetto di “design” connesso all’assioma portante “forma-funzione” è costantemente oggetto di elaborazione estetica e funzionale.
3. A quali processi sei interessato quando progetti?
Il designer si occupa dell’ideazione e realizzazione astratta del progetto e questo è ovviamente il momento centrale la sua attività, la seconda fase è la condivisione con l’industria per trasformare l’idea in “prodotto seriale “. Se ciò non avviene rimane un’immagine sulla carta e come tale, un sogno. Design e Industria devono necessariamente condividere tutti i processi, dal bozzetto al prodotto finale, fondere i due ruoli per ottimizzare la produzione industriale e presentarsi sul Mercato. Sì perché è il mercato il terzo componente necessario per completare organigramma del progetto. Designer, Industria e Mercato: una triade imprescindibile che alimenta tutti i processi indicati e sarà solo il “mercato” a dare il suo responso.
4. Se tu fossi una materia quale saresti?
Riconosco a Cecco Angiolieri una certo portamento nichilista che a volte mi sono ritrovato addosso, anche se personalmente non amo gestire i sentimenti negativi. Preferisco i sentimenti positivi. Riconosco che fuoco, vento e acqua - non propriamente materiali - mi attraggono molto e in parte possano rappresentarmi.
5. In termini di arredamento che cosa rappresenta per te, in senso lato, il massimo lusso?
Il lusso nella sua accezione antropologica è una dichiarazione che non mi piace molto, comprendo che esista una richiesta “d’appartenenza esclusiva “e che per una determinata cerchia di persone rappresenti una “necessità” esistenziale.
Per me il massimo lusso è la condivisione, con le persone che amo, dello spazio architettonico, organizzato, ampio, luminoso e con un comfort sensoriale appropriato. Uno spazio dedicato a momenti privati e conviviali dove il rapporto con gli altri e tra gli elementi (spazio, funzione, luce, materiali e oggetti) siano in armonia e abbia un preciso carattere. Ascoltare la musica con tutti i crismi dell’alta definizione, cucinare con un’attrezzatura adeguata o riservare al relax indoor e outdoor tutto il tempo necessario, e anche lavorare nello stesso spazio, tutto questo rappresenta per me il vero lusso, che in qualche misura ho già raggiunto.
6. Cosa pensi possa fare il mondo del design di conseguenza a questa pandemia globale?
Il mondo del design vive nel presente come ogni altra professione. Il design, appunto, elabora e reinterpreta la contemporaneità, ovviamente questo momento ha segnato un’interruzione alla quale nessuno era preparato. Siamo ancora dentro “l‘emergenza” e questo frena ogni capacità di elaborazione critica. Improvvisamente la quotidianità e le relazioni sociali sono cambiate e sono diventate argomento sensibile, oggetto di normative e disposizioni restrittive. Questo momento ha imposto una frenata e un ripensamento su tanti fronti; vedremo in un prossimo futuro quali trasformazioni saranno avvenute e come il design abbia saputo interpretarlo.
7. Qual è il tuo rapporto con l’incertezza, il caso, l’imprevisto?
Nella vita, l’incertezza è uno stato d’animo snervante che innesca spesso comportamenti ansiogeni.
Questo aforisma l’ho sempre ritenuto perfetto per descrivere cosa sia il “caso”, a cui ho sempre attribuito una valenza positiva.
L’imprevisto, nella fase creativa, è il fortunato incontro che non avevi immaginato e che occorre sapere gestire con consapevolezza.
8. Quale aspetto di Billiani è più entusiasmante nel stimolare la tua progettualità?
La Stessa voglia di fare, una reciproca visione d’insieme e una sintonia sulle modalità, i tempi e gli obiettivi da raggiungere.
9. Doll è una collezione di sedute dal successo invidiabile, un best seller lungo 10 anni, e poi Spy, Load, Puccio, Fratina, Take, e molto altro scaturito dalla tua sapiente matita per il marchio Billiani. Lo sviluppo di un’idea spesso è frutto di dialogo e confronti oppure attraverso processi personali e intimi. Qual è il sentiero che ha condotto a questa feconda collaborazione con Billiani?
Si, Doll è stata un momento “felice” e davvero un best seller. Il “caso” appunto ha voluto che nel 2009 incontrassi Luigi Billiani: ho avvertito la stessa voglia di fare, la stessa forma di impazienza, una somigliante visione d’insieme e una sintonia sulle modalità, i tempi e gli obiettivi da raggiungere. E’ nata così la collaborazione presentandogli il progetto della sedia DOLL. Questo è la dimostrazione che i rapporti umani sono fondamentali e imprescindibili, qualunque momento storico si stia vivendo. Abbiamo da subito stabilito un confronto rispettoso dei ruoli e delle reciproche esperienze, ognuno portava la sua specificità, compreso chi lavorava fattivamente la materia con maestria ed esperienza. I risultati sono spesso il frutto combinato di molti contributi, è compito del designer sapere orchestrare tutte queste informazioni.
La pittura inizialmente, la sperimentazione e la ricerca poi, sono stati il mio primo imprinting con la creatività e la dimensione artistica. Questa particolare attrazione verso l’arte l’ho avvertita da ragazzino e da allora ho continuato a coltivarne la passione, in parallelo con l’attività di architetto e designer. La dimensione di artista è la parte più intima ma è stata fondamentale per la crescita personale. Arte, design e architettura: tre ambiti contigui ma profondamente diversi nell’approccio e nel loro divenire.
11. Di cosa non potrebbe fare a meno la tua casa?
Del campanello… il rapporto con il mondo esterno è fondamentale.
12. Quanto influiscono le mode nei tuoi progetti?
Le mode esistono e bisogna saperle leggere, capire la loro radice semantica e “l’entropia” che producono. Credo che il designer debba stare su quel crinale dal quale possa osservare ogni orizzonte, mantenendo in equilibrio il proprio -più o meno sottile- cammino.
13. Quale pensiero per il pianeta è presente nella tua progettualità?
Bella domanda alla quale ora non so rispondere.
Alcuni tra gli ultimi progetti realizzati da Emilio Nanni per Pianca, DeCastelli, Midj:
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