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Un po’ di stile nordico: cambiare colore alla cucina
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Un po’ di stile nordico: cambiare colore alla cucina

La cucina è una di quelle scelte che si fa una volta nella vita e che ci si auspica sia per sempre: le cucine resistono anche ai matrimoni e forse anche ai diamanti -soprattutto quando questi ultimi finiscono giù per i tubi di scarico-.

Si può affittare o comprare casa con la cucina già in dotazione. Una fortuna per le tasche ma talvolta una sfortuna per gli occhi: finiture che sanno di passato oppure colori assolutamente non in sintonia con te o con la tua idea di casa. A me ad esempio è capitato di ereditare una cucina di buona qualità, in perfetto stato ma di colore arancione aragosta.

Non puoi convivere con un colore del genere se non te lo sei scelto. Ecco perché ho deciso di cambiare faccia alla cucina allineandola allo stile nordico cui sto ispirando tutto il resto dell’appartamento.

Una cucina shabby chic: non sia mai!

Quella cucina che mi aveva sfidato, urlando una melodia così lontana dalle mie corde, doveva essere domata: sarei stata io a ridipingerla con un eroico e inaspettato atto di DIY. Digiuna di attività artigianali dai tempi delle lezioni di arte al liceo, mi informo sul web e scopro l’esistenza di pitture di altissima qualità, dalla purezza minerale e dalla densità ineguagliabili, che possono coprire qualsiasi superficie, senza particolari trattamenti preparatori.

I migliori mentori che incontro sono attivisti dello stile shabby chic: maestri del decapaggio e della stesura a pennellate visibili, estimatori delle tinte dall’effetto gessoso, meglio se con qualche segno di invecchiatura procurato ad arte. Esattamente tutto ciò che non voglio per la mia cucina né per qualsiasi accessorio o mobile di casa. Capisco tuttavia che si tratta di scelte stilistiche: le stesse pitture possono essere stese in modo più omogeneo, ottenendo un effetto estremamente professionale senza segni di pennellate.

Come ridipingere i mobili della cucina: guida passo a passo

Per ridipingere i mobili della cucina o di qualsiasi altro ambiente, gli strumenti giusti e la qualità dei prodotti sono prerequisiti essenziali, soprattutto per un principiante come me. La vernice che ho scelto è un vero caso sul web: si chiama Painting the Past,  è distribuita da una piccola azienda olandese e prodotta in un laboratorio artigianale inglese secondo un’antica ricetta scandinava. PtP (abbreviato) nutre la creatività di una vastissima community internazionale che mi motiva e mi assicura che otterrò un risultato professionale. Mi fido e procedo all’acquisto di vernice nella tonalità Blue Denim, agrappante, sealer e un piccolo rullo in spugna compatta per le vernici ad acqua.

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1. Smontare i mobili della cucina

Fotografo la cucina in ogni dettaglio, in parte per creare documentazione del prima, in parte per non trovarmi a chiedere, con un mucchio di viti in mano, cosa vada dove quando dovrò ricomporla. Con l’avvitatore sciolgo ogni cerniera e svito tutte le manopole dalle ante, con scotch carta e matita segno su ciascun elemento la corrispondenza numerata con la struttura della cucina da cui l’ho rimosso. Poggio tutto a terra e allestisco il tavolo di lavoro.

2. Scartavetrare

Non ce n’è bisogno! Questa vernice è fantastica e fa presa su tutto! Mi ripetono tutti i miei nuovi amici del web ma io una grattatina la dò lo stesso. Con il retro abrasivo delle spugnette da cucina o con carta vetrata a grana molto fine. Mi consigliano di pulire dai residui di polvere con acqua e bicarbonato.

3. Coprire i profili con lo scotch carta

Le fasi di preparazione sono le più noiose tuttavia un’ora propedeutica in più ti può risparmiare lunghe e penose correzioni poi. La mia cucina ad esempio ha i profili delle ante in acciaio e intendo conservarli così. Per questo mi procuro un rullo di scotch carta per tinteggiature della stessa altezza del profilo e lo stendo con maniacale accuratezza.

4. Stendere il primer

Avrei potuto evitare anche questo passaggio secondo gli esperti che mi stanno dando supporto e consiglio, ma una mano leggera di agrappante io alla mia cucina non la voglio negare. farò uso lo stesso piccolo rullo da 5-6 cm che utilizzerò per tutte le fasi di lavorazione successive e inauguro anche la tecnica che adotterò per tutte le stesure da qui al prodotto finito: incrocio le pennellate (in questo caso le rullate), prima in orizzontale e poi in verticale nel senso dell’altezza delle ante.

Passo tutti gli elementi da un lato e li metto ad asciugare qualche ora. Quando il prodotto è sufficientemente asciutto da poter appoggiare il lato già pennellato al piano di lavoro senza rovinarlo, stendo il primer sulla superficie opposta e poi lascio asciugare tutto per 12 ore.

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5. La prima mano di colore

Eccoci finalmente al momento del colore. Non si deve pretendere la massima coprenza dalla prima mano, altrimenti si rischia di sprecare troppo materiale e stendere uno strato troppo spesso di vernice. Utilizzo il rullo usato per il primer dopo averlo ben lavato e asciugato. Rimesto per bene la pittura con un mestolo (non troppo energicamente per evitare la formazione di bolle d’aria). Per farlo scivolare meglio bagno il rullo con acqua e, con l’aiuto dell’apposita vaschetta, lo copro di colore in modo uniforme. Inizio a stendere la vernice, prima in orizzontale e poi in verticale: non schizza e si lavora che è un piacere.

Sposto poi con attenzione ogni pezzo, facendo presa sui profili ricoperti di scotch e li appoggio tutti a terra, ovviamente dal lato non ancora dipinto. Lascio asciugare 2-3 ore, il tempo che la superficie non sia più fredda al tatto e, con estrema delicatezza, stendo la prima mano anche sull’altro lato. Tra una passata e l’altra pulisco e asciugo il rullo.

6. La seconda mano di colore

Ripeto il punto precedente esattamente daccapo. Per questa mano di colore si può anche evitare di incrociare le pennellate anzi, molti consigliano espressamente di non farlo. Ma io incrocio anche a questo giro. Lascio asciugare tutto per almeno 6 ore.

7. Stendere il sealer

Il sealer che ho scelto appartiene alla stessa gamma delle vernici ed è un ottimo prodotto, dall’elegante effetto matte e satinato, ma si stende meno facilmente della pittura ed è più facile che riveli i segni delle pennellate. Io confermo nuovamente il rullo (con cui ormai sono entrata in totale simbiosi) e passo il sigillante esattamente come ho steso tutti gli altri strati. Il risultato è una patina bianca opaca che diventa tuttavia trasparente con l’asciugatura. La luminosità del colore si abbassa di un punto ma non mi dispiace affatto. Faccio un po’ di pulizia in casa e, dopo tre giorni di lavoro serrato, parto per le vacanze. Dopo tanti strati è il caso di lasciare asciugare quanto più possibile.

8. Rimontare

Tornata dal mio viaggio faccio partire un paio di lavatrici e mi rimetto subito all’opera staccando lo scotch carta e correggendo eventuali imperfezioni. Limo piccole incrostazioni, copro minuscoli punti che rivelano il colore originario e rimonto ante e cassetti al loro posto. Dovrò ricordarmi di usare la cucina con attenzione: potrò infatti pulirla senza il rischio di compromettere il lavoro o lasciare indelebili aloni solo dopo 3 settimane totali dall’ultima lavorazione. È infatti questo il tempo necessario a vernice e sigillante per polimerizzarsi in via definitiva.

Sono contenta del risultato? Assolutamente si. Ad eccezione di alcuni difettucci di cui io sola sono a conoscenza, la cucina è totalmente rinnovata e ha una finitura professionale. l’ho fatta io, come volevo, con un investimento contenuto e in soli 3 giorni di lavoro. Il tavolo era già bianco e ne ho aumentato la luminosità con un due coppie di sedie Ton bianche di modello differente. Continuerò ad aggiungere elementi bianchi o color pastello per ottenere quella suggestione nordica che tanto mi fa sentire a mio agio.

credits: Magnus Mardingcredits: Magnus Marding

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