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Per fare un tavolo
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Per fare un tavolo

Si dice che Italo Calvino ne avesse addirittura tre, mentre Raymond Carver si accontentava di quello della cucina. 

Quello di Cesare Pavese all’Einaudi era rimasto segnato dalle infinite sigarette che consumava ogni giorno; quello sotto cui si nasconde Joel in Eternal Sunshine of the Spotless Mind sembra il classico modello in formica, lo stesso su cui facevi le merende da nonna.

Un bambino delle elementari lo disegnerebbe con quattro gambe - anzi, due, nel suo mondo ancora bidimensionale - mentre un designer potrebbe creare uno strano ed elegante supporto d’acciaio, come ha fatto Citterio per Kartell. 

C44 Table by Hay DesignC44 Table by Hay Design

Invaso dai fogli oppure apparecchiato con cura, per intrattenersi con gli amici o per discutere del prossimo progetto: un tavolo può sostenere - letteralmente - una conversazione, un pranzo, un gioco o una trattativa. 

Un tavolo raccoglie, anche: idee, persone, oggetti. Circoscrive e mette in comunicazione, diventa un punto di incontro e di concentrazione. Ma, soprattutto, serve a dare un contesto:

Il tavolo è un pretesto materiale.

Scopri la selezione di tavoli di LOVEThESIGN

Sovet ItaliaSovet Italia

Tavolo rotondo Glossy
Consolle Nido
Scrivania Oscar
Scrivania Journal
Tavolo rotondo Woody Diam. 90 cm
Scrivania Xira
Tavolo Greeny
Tavolino con ruote quadrato
Tavolo Orione

Tavolo da lavoro

Sul tavolo da lavoro di Umberto Eco avresti potuto trovare uno stick di colla Pritt e una lente di ingrandimento, alcune medaglie prestigiose e un tappetino per il mouse con un cucciolo di foca che sorride beato. 

Ma anche due computer, due telefoni e due paia di occhiali.

Il tavolo dello scrittore, dell’artista o del designer è importante quanto l’opera a cui stanno lavorando. Non solo perché su questo è appoggiata, ma perché è proprio al tavolo che vengono raccolte, fisicamente e metaforicamente, le idee. 

Puoi sceglierle di tenerle organizzate come faceva Giovanni Pascoli, che aveva un tavolo dedicato alle poesie, uno per gli studi dantistici e uno per il latino. 

Oppure potresti lasciarti ispirare da Roland Barthes, che teneva gli appunti di Bertold Brecht accanto a quelli sui detersivi: per lui il tavolo era un luogo di contaminazione, dove le idee venivano messe in contatto e in dialogo tra loro. 

Il foglio (e il tavolo sotto esso) funzionano come uno specchio, perfetto per condurre un incontro a due: tra se stessi e il proprio lavoro.
Umberto Eco alla scrivaniaUmberto Eco alla scrivania

Decidere a tavolino

Un film dal sapore teatrale: è La parola ai giurati (1957), ambientato per lo più nella stessa stanza, con gli stessi attori, in un arco di tempo realistico - quasi come prescriveva Aristotele.

E attorno agli stessi tavoli, ovviamente.

Dodici uomini formano una giuria popolare che deve esprimersi a favore o contro l’accusa di parricidio mossa a un ragazzo. L’apparente condanna unanime viene messa in discussione dal giurato 8, interpretato da Henry Fonda, che invita gli altri a ripercorrere tutti gli indizi e a porsi le domande giuste, al contrario di quanto ha fatto l’accusa. 

Con il passare del film, le inquadrature si stringono sempre più attorno ai tavoli e sui visi dei giurati, che si confrontano, si smentiscono, si sostengono e si attaccano da un capo all’altro, senza lasciarsi tregua. 

Per esprimere dissenso, si alzano e abbandonano il tavolo senza dire una parola, dandosi la schiena, non potendo lasciare la stanza. Tra loro, sul tavolo, i posacenere si riempiono progressivamente, i fogli degli appunti si fanno più confusi. 

Il tavolo è il luogo dove si tesse, lento ma preciso, il trionfo della ragione, dove si insegue la verità con l’aiuto di due soli strumenti: il dialogo e il confronto. 

La parola ai giuratiLa parola ai giurati
Tavolo AX
Tavolo Arki in rovere
Tavolo rettangolare Slim 200x90
Tavolo Bok L 240 cm
Tavolo allungabile Banc
Tavolo allungabile Sol L 125-170 cm
Tavolo Teatro
Tavolo allungabile Apex
Tavolo Four L 190 cm

Un tavolo per due - almeno

In Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush (2003), invece, il dialogo è continuamente interrotto e difficoltoso. Un esaltato (e decisamente over caffeinated) Roberto Benigni non fa che ripetere Yes! Good! Thank you! a sproposito; il cameriere vorrebbe parlare con Renée, che invece taglia sempre corto, educata ma decisa, e preferisce rimanere in silenzio a fumare e zuccherare il proprio caffè. 

In comune questi scambi non hanno solo, come suggerisce il titolo del film, la passione per il caffè e le sigarette, ma soprattutto l’insistenza sull’elemento tavolo (ben undici), attorno al quale i personaggi, presentati per lo più a coppie, si parlano e si fraintendono, sketch dopo sketch. 

Non è un caso che i tavolini presentino sempre il motivo della scacchiera: quella che è in atto tra i personaggi è una partita che si gioca su regole diverse, in un dualismo esasperato alla perfezione, in cui le parole sono armi senza punta, quasi ridicole. 

I tavolini di Coffee and CigarettesI tavolini di Coffee and Cigarettes

Il tuo tavolo parla di te

In legno chiaro, rotondo, pieghevole, allungabile. Con il top in cristallo, rettangolare: il tuo tavolo racconta qualcosa di te, anche da lontano. 

E, allo stesso tempo, quello che c’è sul tavolo non è che un simbolo di ciò - o di chi - gli sta attorno. 

Cosa metterai sul tuo prossimo tavolo di design?

Scopri la selezione di tavoli di LOVEThESIGN

Tavolo quadrato Quaderna
Tavolino pieghevole Cumano
Tavolo Tondo XZ3
Tavolo rotondo Flute Diam. 120 cm
Tavolo Logico 80x80 cm in vetro
Tavolo Circle piccolo
Tavolo quadrato Bistro 71x71 opaco
Tavolo Slice Diam. 95 cm
Tavolo Industry collection Diam. 70 cm
Tavolino da parete Yeh
Tavolino Gleam 50 marrone con base nera
Tavolino Sidarietto
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