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Karim Rashid

Karim Rashid è designer tra i più prolifici: oltre 3000 progetti in produzione e oltre 300 premi. Le sue opere includono progetti per Christofle, Veuve Clicquot, Alessi, Umbra, Bobble e 3M; oggetti d'arredo per Bonaldo e Vondom; illuminazione per Artemide e Fabbian; prodotti di alta tecnologia per Asus e Samsung. E' stato premiato con il Red Dot, il Chicago Athenaeum Good Design award, l'I.D. Magazine Annual Design Review, l'IDSA Industrial Design Excellence award.
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Karim Rashid: designer, performer, pittore, deejay

Esiste davvero una persona capace di tutto questo? Sì, e il suo nome è Karim Rashid. Nella sua forte personalità convivono il carisma esotico ereditato dal padre, pittore astrattista egiziano, e la tipica attitude londinese, influenzata dalla madre.

Karim Rashid nasce nella calda città del Cairo il 20 settembre 1960,  per poi trasferirsi e crescere in una realtà completamente diversa: quella del Canada, dove si laurea in Industrial Design presso la Carleton University di Ottawa nel 1982. Dopo la laurea trascorre alcuni anni nella cull

Karim Rashid: designer, performer, pittore, deejay

Esiste davvero una persona capace di tutto questo? Sì, e il suo nome è Karim Rashid. Nella sua forte personalità convivono il carisma esotico ereditato dal padre, pittore astrattista egiziano, e la tipica attitude londinese, influenzata dalla madre.

Karim Rashid nasce nella calda città del Cairo il 20 settembre 1960,  per poi trasferirsi e crescere in una realtà completamente diversa: quella del Canada, dove si laurea in Industrial Design presso la Carleton University di Ottawa nel 1982. Dopo la laurea trascorre alcuni anni nella culla della cultura, l’Italia, dove termina gli studi post universitari e inizia a lavorare a stretto contatto con i grandi nomi del design italiano, tra cui Ettore Sottsass.

Cittadino del mondo

Karim Rashid vive oggi in un centralissimo quartiere di New York con la moglie Ivana, ingegnere chimico, e la figlia Kiva. Il suo loft rispecchia la solarità e l’originalità dell’artista: pareti bianche si alternano a grandi vetrate e ad arredi colorati dove la fa da padrone il rosa, tinta con cui si identifica. Sbirciando nella casa-museo di Rashid si viene catapultati in un mondo onirico e ipnotico, dove forme e colori si mescolano dando vita a un caos armonico. 

In questa casa si rilassa con la famiglia, abbandonandosi a letture e disegni, imparando a vivere gli spazi che lo circondano e a modificare le sue abitudini, fortemente condizionate dai numerosi viaggi che lo hanno portato per tutto il mondo.

«Ho trascorso così tanto del mio tempo nelle stanze d’Hotel che, una volta tornato a casa, mi rifugiavo in camera e facevo tutto dal letto. Ora invece le cose sono cambiate… pranzo per fino a tavola!»

Vero cittadino del mondo, Karim Rashid ha vissuto tra Toronto, Londra e New York, passando per Belgrado, Milano e Miami Beach, osservando e interiorizzando tutti gli stimoli che queste diverse realtà hanno saputo offrigli. Il suo design è un insieme di esperienze vissute in prima persona - che siano film visti, libri letti, persone conosciute per lavoro o durante una vacanze: è il vissuto la fonte da cui trae ispirazione.

«Il mio vero studio è il mio laptop.»

Open your mind - È il momento di cambiare 

Sicuro, convincente, ipnotico, Karim Rashid si presenta al pubblico affermando senza esitazione né mezze misure di voler cambiare il mondo. Mosso dal desiderio di migliorare la realtà che ci circonda, usa la potente ed eclettica arma chiamata Design per agire sul contesto in cui viviamo, convinto della responsabilità sociale propria di quest’arte. 

Il design di Karim Rashid non risponde agli input dettati da tendenze o necessità del momento, ma ha a che fare con il progresso, perché, secondo la sua filosofia, bisogna sempre guardare al futuro e avere la forza di lasciare alle spalle il passato. 

«Il design è l’unico linguaggio che conosco per comunicare.  Per me la progettazione non è un lavoro ma un qualcosa che ero predestinato a fare!»

Che si tratti di moda, beauty, music, architettura, oggetti di design o grafica, le istallazioni di Karim Rashid catturano l’anima e il cuore dello spettatore, che diventa vero e proprio fruitore delle poliedriche realizzazioni di questo eccezionale designer, gratificato con oltre 300 premi collezionati nell’arco di pochi anni, tra cui ovviamente il celeberrimo Compasso d’Oro.

«Il concetto di estetica si evolve, le abitudini cambiano… Bisogna sperimentare nuovi linguaggi per vivere, capire e comunicare la realtà dei nostri tempi.»

Il designer democratico

Nel 2001 Karim Rashid pubblica I want to change the world, manifesto in cui esprime la sua visione di bellezza, introducendo per la prima volta il concetto di Blobsmus.

In maniera del tutto democratica e social, Rashid vede il mondo come una grande bolla, dove la globalizzazione permette a ognuno di migliorare il proprio stile di vita, annullando le differenze tra gli individui. Un mondo connesso, colorato e positivo, dove chiunque può sentirsi parte di un’unica e meravigliosa società… Visione forse un po’ troppo utopica, ma pur sempre romantica! 

E se chiedessimo a Karim Rashid qual è l’oggetto con cui si identifica? Sicuramente ci risponderebbe l’iconico divano Lips,  disegnato da Salvador Dali in collaborazione con gli irriverenti designer dello studio Studio 65: un modo cordiale e metaforico per poter baciare tutti coloro che si vogliono accomodare. Keep it friendly! 

Colore, colore e ancora colore

Un personaggio vincente, che si allontana dalla classica iconografia in bianco e nero con cui ci vengono proposti i nomi dei più esimi luminari. Con il suo eccentrico total look rigorosamente white o pink, un rassicurante sorriso e tatuaggi che farebbero impallidire anche i più affermati rapper del momento, Karim Rashid convince con le sue opere, proponendosi come una vera e propria icona mediatica, dal carisma ineguagliabile. Il suo volto primeggia sulle copertine delle più famose riviste patinate, dal Time al Financial Times, da GQ all’ Esquire, come quello di una vera e propria star del jet set hollywoodiano.

Il colore, meglio se sgargiante, è il mezzo con cui Rashid vuole migliorare le nostre vite, non solo dal punto di vista estetico, ma anche sensoriale ed emozionale: positività e allegria sono sensazioni che vengono esaltate da rosa, giallo, lime o arancione. 

Queste tinte riempiono le sinuose forme e caratterizzano i tanti materiali che Karim Rashid mescola in maniera armoniosa e sperimentale, per creare proposte sempre estremamente cool.

Come lui stesso racconta, molte delle sue realizzazioni affondano le radici nei ricordi della sua infanzia e nei gioiosi momenti passati insieme con i suoi fratelli a cui è molto legato: «La mia stanza era piena di giocattoli di plastica dai colori brillanti. Un oggetto a cui mi sento molto legato è uno spirografo giocattolo… Forse è proprio lui che mi ha fatto innamorare delle grafiche 3D».

L’ultimo progetto? Una linea di smalti realizzata per Faby, perché i rapporti interpersonali devono essere fluidi e bisogna sdoganare le false credenze, azzerando la distanza tra i sessi. E poi lui adora mettersi lo smalto!

Le collaborazioni

Dall’industrial al furniture, il design di Karim Rashid si può definire dinamico. 

Come un moderno Re Mida, Karim Rashid rende cult ogni suo progetto e la sua verve creativa, che esprime con linee sinuose, morbide e biomorfe, tipiche dei suoi vibranti blobobjects, come ama definirli, ha contaminato ed incuriosito i più importanti brand del mondo.

Da Alessi ad Artemide, passando per Bonaldo e Magis, fino a Cartier, Veuve Clicquot, Lamborghini e Armani: tutti si affidano al suo estro, sicuri di ottenere un risultato vincente. 

Luci, complementi di arredo, progetti di grafica, packaging, accessori di moda e hi-tech: tutte le realizzazioni firmate dal designer sono immediatamente riconoscibili e molte fanno parte delle collezioni permanenti dei più importati musei del mondo, dal Museum of Modern Arte ( MoMA) di New York a quello di San Francisco, fino al Centre Georges Pompidour di Parigi.

Italia mon amour 

Karim Rashid torna spesso in Italia, ospite fisso del Salone del Mobile, l’imperdibile kermesse milanese che vuole il suo nome tra quelli più accreditati.

Per il nostro Bel Paese ha anche progettato gli allestimenti interni della fermata Università della linea metropolitana di Napoli, dove l’arte e la mobilità urbana dialogano in maniera sapiente.

Ed è proprio per un brand italiano, Artemide, che realizza l’oggetto a cui si sente emotivamente più legato. Ancora studente universitario, a soli 19 anni, Karim Rashid disegna la lampada Doride: una silhouette morbida e fluida sembra uscire in maniera del tutto naturale dalla penna con cui è stata abbozzata.

«Vederla realizzata anni dopo, quando avevo ormai intrapreso la carriera di designer, mi emoziona e mi affascina.»

Forse non tutti sanno che…

Karim Rashid, con i suoi due dottorati, è stato professore associato di Disegno Industriale per 10 anni e ora, oltre a essere molto attivo in diversi atenei universitari, è spesso chiamato a presentare conferenze di importanza mondiale.

Karim Rashid è un vero fashion addicted.  Ama la moda ma non lo shopping, tanto che compra i suoi strabilianti outfit solo due volte all’anno e rigorosamente online! Strizza l’occhio al mondo del fashion e si cimenta con le irrinunciabili sfide che gli vengono lanciate da importati brand del settore. Tra i suoi progetti, c’è la boccetta limited edition firmata per Hugo Boss e una capsule collection realizzata per celebrare i primi 10 anni del brand Peuterey.

Non può fare a meno dei suoi occhiali firmati Alain Mikli e Sceye Sweden, e dei tappeti, per cui ha una vera e propria passione sfrenata e che realizza in tante differenti forme ironiche e giocose. Alcuni di questi, come ad esempio i tappeti della linea Link e Info sono stati premiati con importanti riconoscimenti come il Good Design Award per la categoria Textiles.

Vogliamo immaginare questo grande del Design all’imbrunire, in un divertente e sofisticato party organizzato sul suo esotico terrazzo, angolo di paradiso nella caotica Grande Mela, circondato dai suoi amici, tra cui Pharrel e Kenny Scharf. In sottofondo, ovviamente, la tracklist del suo ultimo cd.

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