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Servizi da the

Tazze e piattini si incontrano sulla tua tavola per creare l'atmosfera perfetta per il the delle cinque - o di qualsiasi altro momento della tua giornata. Scegli tra le classiche porcellane e il vetro contemporaneo e non fare rinunce: il servizio da the è la coccola indispensabile a cui non potete rinunciare né tu né i tuoi invitati.
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"Il tè è una bevanda altamente dissetante, che ha accompagnato l’uomo attraverso le epoche e in ogni cultura, tanto che attorno ad esso sono note vere e proprie cerimonie in tutto il mondo, ciascuna peculiare per il proprio paese e differente dalle altre. I servizi da tè, nascono e si evolvono seguendo proprio tali riti e sono arrivati sino all’epoca moderna. Essi sono composti da stoviglie, vassoi e zuccheriere. In particolare, i servizi da tè occidentali comprendono: la teiera, la tazza da tè con il relativo piattino, una lattiera, una zuccheriera, un vassoio per il trasporto ed eventualmente dei piattini da dolce. Per quanto riguarda i
"Il tè è una bevanda altamente dissetante, che ha accompagnato l’uomo attraverso le epoche e in ogni cultura, tanto che attorno ad esso sono note vere e proprie cerimonie in tutto il mondo, ciascuna peculiare per il proprio paese e differente dalle altre. I servizi da tè, nascono e si evolvono seguendo proprio tali riti e sono arrivati sino all’epoca moderna. Essi sono composti da stoviglie, vassoi e zuccheriere. In particolare, i servizi da tè occidentali comprendono: la teiera, la tazza da tè con il relativo piattino, una lattiera, una zuccheriera, un vassoio per il trasporto ed eventualmente dei piattini da dolce. Per quanto riguarda i materiali di cui sono composti, esso varia da civiltà a civiltà, ma possiamo riconoscerne generalmente tre: la ceramica, la porcellana e quelli più preziosi in argento (soprattutto nella cultura inglese). Ed è proprio questa passione per l’argenteria che ha lanciato la cerimonia del tè in Inghilterra e poi in Europa. I primi reperti storici dei servizi da tè occidentali risalgono alla metà del 1600, quando la East India Company ne dona uno a re Carlo II. Questa diffusione porta ad un graduale abbassamento dei prezzi del tè, sino ad allora proibitivi, che era riservato ad un uso medicinale. Solo nel 1700 questa bevanda riesce ad essere commercializzata anche per le classi più agiate. La forma delle prime teiere richiama quella di una caffettiera, prima in un aspetto poco raffinato a forma di cono, ma in seguito alla diffusione delle cerimonie da tè i laboratori di argenteria e ceramica ne producono un modello che inizia ad assumere la morfologia delle teiere moderne: a forma di pera e con ricche decorazioni dell’epoca Rococò, con coperchio, manico, usualmente ad angolo retto rispetto alla teiera e beccuccio che viene allungato a forma di collo di cigno, come quelli moderni. Nel corso del 1700, grazie all’esplosiva diffusione di questi rituali del tè, i fabbri e gli artigiani prendono seriamente la lavorazione di questi servizi, portando alla creazione di una nuova forma, detta ""globulare"" e nata in Scozia: simile ad una sfera con una base piatta, ad essa viene aggiunto un piedistallo e manico in argento, dalle linee sinuose e con inserti in avorio. Questo modello entra in voga e vi rimarrà fino sino al 1800, arrivando anche a Londra dove viene però riprodotto con il manico in legno e il piedistallo leggermente più sottile. Dai primi anni del XIX secolo invece, le teiere diventano più panciute sui fianchi, manici in argento con inserti in avorio e il beccuccio si accorcia. A metà dello stesso secolo nasce e si afferma definitivamente la forma a zucca, che è quella che ancora oggi utilizziamo: ampia nella parte centrale e con decorazioni floreali. Il famoso ""Tè delle cinque del pomeriggio"" diviene una vera e propria tradizione che affonda le sue radici nel XIX secolo. Poiché tra il pranzo e la cena intercorrevano molte ore di attesa, la duchessa di Bedford istituì questa merenda a base di tè e uno spuntino, tra le tre e le cinque del pomeriggio. Quando iniziò ad invitare gli amici, questi ""afternoon tea"" diventarono di moda in tutto il paese, sconfinando nella creazione di vestiario appositamente scelto per queste occasioni. Tutt’oggi il tè ricopre un ruolo importante nella cultura inglese, tanto che esistono delle pause tè sui luoghi di lavoro (la pausa caffè all’italiana) ed è consuetudine berlo più volte al giorno. Ovviamente non esiste più una cerimonia basata su regole rigide, ma la preparazione è ancora ancorata su principi cardine che sono tipicamente inglesi: il tè prediletto è il nero; va servito accompagnato da biscotti, crema di latte, zucchero e limone; la teiera va riscaldata con acqua bollente e non portata ad ebollizione con l’acqua dentro; è l’acqua ad essere versata sulle foglie di tè e non il contrario; l’infusione deve durare rigorosamente dai tre ai cinque minuti. Altra storia invece segue i servizi da tè in Oriente. Il tè, infatti, in Giappone come in Cina ha segnato vere e proprie rivoluzioni in tutti i campi: poesia, pittura, società e religione. Nel primo, si beve ancora il tè verde, dissetante e dalle innumerevoli proprietà (è un rimedio contro la ritenzione idrica ad esempio) ma per la cerimonia del tè viene utilizzato il ""matcha"" ovvero tè verde in polvere. Questo rituale è chiamato ""Chado"" e significa ""via del tè"" e ha accompagnato la cultura nipponica nel corso delle generazioni. La cultura del tè arriva attraverso i viaggi dei monaci giapponesi in Cina, secondo la tradizione del tempo, ma viene portata nella quotidianità per la prima volta dall’imperatore Shomu nel729, quando lo serve ad una platea di sacerdoti buddisti, per ""potenziare"" la loro meditazione. Fu uno di questi monaci, di nome Gyoki) ad ordinare che venissero costruiti una cinquantina di templi, con annessi giardini da tè, determinando così la storia di questa cerimonia nella cultura nipponica.. L’esempio dell’impatto stratosferico che questo rituale ha avuto sulla società dell’epoca è ben descritto dalla scelta dell’imperatore Kammu che fece costruire un intero palazzo imperiale a Kyoto, con un giardino privato da tè grande quanto un intero appezzamento di terra. Il punto di non ritorno per la storia del tè in Giappone è segnato però dalla prima cultura di ""camellia sinensis"", piantati in un terreno sul monte Hiei che ancora oggi rappresenta una meta turistica di importanza storica millenaria e unica, per volere e opera di Saicho, agli albori del IX secolo. fece costruire 49 templi con annessi giardini di tè. Questo primo ""tea party"" modificò drasticamente il destino del tè in Giappone, nel 794 l’Imperatore Kammu fece costruire il palazzo imperiale a Kyoto con un giardino di tè grande come una piantagione all’interno delle mura del palazzo, amministrato da un consigliere imperiale. Nell’805, Saicho meglio noto come Dengyo Daishi (nome datogli dopo la sua morte), di ritorno dal suo percorso di studi in Cina porta in Giappone i primi semi di Camellia sinensis, e li pianta presso il monte Hiei nella provincia di Omi. Ancora oggi è possibile visitare la prima piantagione sperimentale millenaria. Ma è solo nel XIII secolo che nasce il vero e proprio cerimoniale del tè, grazie al monaco buddista Eisai Myo-An: egli aveva assistito ad un rito nel monastero di una setta nel meridione del Giappone, durante la quale il tè verde finemente polverizzato a mano, in macine di granito, disciolto e mescolato con acqua calda utilizzando un frustino di bambù, dava vita alla ""spuma di giada"", dalla famosa pietra di color verde vivo, e veniva servito in un recipiente che passava di mano in mano, da monaco a monaco, mentre tutti sedevano attorno ad un’effige di Bodhidarma. È uno degli allievi di Eisai, particolarmente affezionato al rito del tè, ad inserire nella tradizione una serie di utensili che ancora oggi vengono utilizzati per lo Cha no yu; la cerimonia del tè entra così a far parte della cultura giapponese, nello specifico veniva riproposto principalmente nei templi diventando un’istituzione religiosa, redigendo anche una serie di regole per il compimento di tale rituale, chiamate ""sarei"". Poiché Eisai aveva diffuso le conoscenze sulle proprietà miracolose di questa bevanda di giada, come rimedio contro febbri violente, paralisi e altri malanni molto diffusi nella sua epoca, quando lo Shogun Minamoto va incontro ad una malattia molto grave, si rivolge al monaco, che dopo una ferrea cura a base di tè verde e gli insegnamenti Zen, lo porta ad una completa guarigione. Si fondono così le due massime radici della cultura giapponese, a tal punto che i samurai, entrando nelle case da tè erano tenuti a depositare ogni arma e lasciarsi andare ai sensi di pace durante le cerimonie del tè. ""Un samurai che ha come valore solo la forza è un samurai inaccettabile. Egli deve praticare la poesia ed essere un profondo conoscitore della cerimonia del tè"". Ad unire la cultura Zen al rito del tè ci pensa una delle personalità più importanti della cultura giapponese: maestro Shuko. Fondendo le conoscenze sull’arte del tè cinese, giapponese e coreana, determina le regole sullo spazio, tempi e svolgimento del cha no yu. In particolare è sua l’idea di creare una stanza, all’interno della propria casa, in cui i giapponesi potessero svolgere il rituale, per ritrovare la pace dei sensi attraverso la meditazione, e portando in modo definitivo questa cerimonia nella quotidianità della gente comune. Shuko applica subito la sua intuizione aprendo una ""capanna del tè"" nella capitale del regno, grande quanto una stanza per 4 persone, dove spazio e tempo vagavano in sospensione in accordo coi principi Zen. La sua fama diviene talmente dirompente che lo Shogun Nobunaga, amante del tè e della cultura Samurai, nomina il maestro ministro del governo, tanto che questo periodo storico prese il nome di ""governo del cha no yu"" (Ochanoyu Goseido). Shuko nomina quindi Rykyu come maestro supremo ed è lui a stilare tutte le norme del cha no yu ancora oggi in vigore, ma in seguito a dissapori con il successore di Nobunaga, verrà costretto a compiere ""seppuku"" ovvero un suicidio rituale, che è molto noto come ordine estremo da parte di un Signore nei confronti del suo Samurai. Rykyu muore a settant’anni, alla fine del XVI secolo. Nel cha no yu sono imponenti non solo le regole da rispettare, ma anche la diversità di utensili utilizzati, che prendono il nome di ""dogu"": chakin (salvietta per pulire la tazza), chasen (frustino di bambù per mescolare il matcha), hashaku (cucchiaino di bambù), chawan (tazza), fukusa (fazzoletto di seta), fukusa-basami (astuccio in cui ogni ospite ripone il necessario), hishaku (mestolo di bambù), kama (bollitore per l'acqua), kensui (recipiente per l'acqua di lavaggio), kobukusa (piccolo fazzoletto su cui appoggiare la chawan). Il materiale predominante, come si nota, è il bambù. Ancora più antica e profonda è la storia delle cerimonie da tè cinesi. Così come per quanto riguarda la cultura nipponica, anche in quella cinese questa bevanda si è intrecciata con decorsi storici e sociali, dando adito anche a leggende e storia, grazie anche al fatto che da sempre il tè ha fatto parte della vita di tutti i giorni nelle civiltà di questo paese, tanto quanto il riso. Il primo ""maestro del tè"" che ha però elevato questa usanza a rituale, si chiama Lu Yu e nel IX secolo scrisse il primo manuale su questa celebre bevanda, il ""Canone del tè"", portandola ad elemento di culto, con rigide regole da osservare per una preparazione ideale. Annessi a questi passi da seguire, ci sono anche informazioni sulla produzione e raccolta delle piante da tè. In seguito quella del tè diviene propriamente un’arte, al pari di pittura, scultura, musica e poesia. Solo con la dinastia Tang però raggiunge l’apice con l’inserimento delle cerimonie da tè nei rituali di corte, diventando ancor più influente nella storia cinese, così come le arti classiche e marziali. Lu yu assume la figura di ""Dio del tè"" e grazie agli spostamenti dei mercanti orientali, questa nuova passione si diffonde in tutto l’Oriente raggiungendo anche il Giappone. Le prime colture vere e proprie di tè arrivano quando l’imperatore, in epoca Tang, ordina una spedizione nelle montagne dove cresceva il tè raccomandato da Lu Yu, lo Yang-Hsien; dopo averlo assaggiato, ne pretese ingenti quantità, tanto che il dono prese il celebre nome di ""Tributo del tè"", e il consumo era riservato all’imperatore e alla famiglia reale, nonostante fossero monaci e contadini a coltivarlo. Questo tipo di coltivazione arrivò a fine 800 ad impegnare ben 30'000 persone per il raccolto, che si svolgeva tra Marzo e Aprile. Un intero mese durante l’anno era impiegato esclusivamente alla cultura di piante da tè: veniva scelto un giorno favorevole della luna, il tè veniva quindi raccolto nella mattinata e cotto nel pomeriggio; esso veniva quindi sformato in tavolette di tè che venivano destinate alla famiglia reale. Questo divenne un incentivo all’economia del paese, portando lavoro anche in zone lontane dalla capitale, dove però potevano essere coltivate queste piante che necessitavano di climi e terreni specifici. Alla fine di quest’epoca, i semi da tè vennero esportati anche in Giappone dove ha inizio l’epoca del tè. Anche nell’epoca successiva, denominata ""Song"" che attraversa i secoli dal X al XIII, questo tributo era molto importante tanto che i ""giardini da tè"" divennero quarantasei, con differenti gradi di qualità: i migliori due erano preclusi al commercio e riservati alla famiglia reale. Dopo un periodo di invasioni da parte delle popolazioni mongole, il tè risorge ad antico splendore sotto la dinastia Ming che dura dal 1300 al 1650 circa. Durante questi anni sono innumerevoli gli interventi a favore della politica del tè, come l’organizzazione e il controllo delle vendite da parte del governo e la scelta di tenere sotto controllo la produzione. Poiché il metodo di preparazione era cambiato, anche le stoviglie utilizzavano vennero modificate: ora si utilizza una teiera e una ciotola simile alle moderne tazze da zuppa. Un ulteriore incentivo alla diffusione di questa bevanda fu la rimozione delle tasse sul commercio di questo bene che venne paragonato a consumo di prima necessità. Come in una cultura capitalista del primo ‘900, il paese va incontro ad un implemento dei metodi di produzioni con la riorganizzazione di colture e piani di produzione studiati per una massima resa. Ed è in questo momento di massimo splendore che attorno alla semplice bevanda nasce una cerimonia, che prese il nome di ""Gong fu cha"" o Kung fu cha, termine usato anche per le arti marziali poiché il ""kung fu"" è tutto ciò che riguarda un’arte attorno alla quale viene richiesto uno studio profondo e concentrazione. Questa cerimonia verrà poi esportata in tutto l’Oriente, diffondendo il culto del tè come vero e proprio rituale attraverso cui raggiungere la pace interiore. Tra le regole da osservare scrupolosamente per la preparazione del tè, la principale è quella che riguarda il tipo di foglie da utilizzare: integre e abbastanza grandi, anche di tè verde ma fondamentale che non siano frammentate o polverizzate, in quanto durante la preparazione esse vanno lasciate nella teiera. Il materiale prediletto è la porcellana o l’argilla, di piccole dimensioni, anche di diversi tipi, ognuno specifico per una determinata varietà di tè. Le infusioni vanno ripetute con le stesse foglie, facendo attenzione a non lasciare l’acqua a macera nella teiera, poiché renderebbe di pessima qualità l’infusione successiva. Del servizio da tè tradizionale cinese fanno parte: una teiera da circa 0,25 litri, 4 gaiwan (tazze da 0,10 litri), chashao (un cucchiaio ottenuto da una sezione di canna di bambù per misurare la quantità di tè), alcuni strumenti lunghi ed affusolati per raccogliere le foglie usate dall'interno della teiera, un vassoio di bambù con un doppio fondo cavo per raccogliere l'eccedenza di acqua durante la preparazione e un bollitore, per riscaldare l'acqua. La cerimonia si svolge in questo modo: il padrone di casa posiziona al suo fianco il bollitore per far bollire l’acqua, facendo aria con un ventaglio (possibilmente vecchio, poiché nella filosofia cinese le imperfezioni arricchiscono le esperienze di questo mondo). La prima infusione è chiamata ""sciacquatura"" e serve solamente ad aprire i pori delle foglie che verranno utilizzate nelle successive infusioni per la preparazione del tè vero e proprio. Questa cerimonia è utilizzata ancora oggi per accogliere gli ospiti, ma ha perso il suo valore spirituale che invece rimane nella cultura giapponese. Per quanto riguarda i servizi da tè moderni, bisogna fare ancora un distinguo tra cultura occidentale ed orientale. La prima infatti si presta molto di più ad essere stravolta nelle forme, nelle decorazioni e nelle composizioni, mentre la seconda è ancorata alla tradizione (soprattutto quella giapponese dove il rito del tè è sacro). La grande varietà dei servizi contemporanei, consente all’acquirente di scegliere uno stile personale che si adatti alla propria casa e che ne rifletta in qualche modo la personalità. Parlando di quelli occidentali, la composizione generale è quella inglese, che comprende una teiera, un numero variabile di tazze da tè, a seconda del formato che si sceglie, con i piattini di supporto in coordinato, per creare un prodotto elegante. A completare il pacchetto, spesso sono presenti la zuccheriera e la lattiera, poiché è usanza inglese (la madre della culto occidentale del tè) versare della crema di latte in una tazza di tè caldo. Sono la teiera e le tazze però il fulcro dei servizi da tè, poiché con le decorazioni e le linee distinguono queste composizioni le une dalle altre, a volte anche su specifici abbinamenti con il tè che si è soliti acquistare. Il prodotto più diffuso, sia per motivi economici che pratici ed estetici, è la ceramica. Se invece si vuole optare per qualcosa di più raffinato ed elegante, la scelta può ricadere sulla porcellana artigianale o d’argento, anche se quest’ultimo è davvero costoso. Un’altra scelta è quella di non focalizzarci su uno stile predeterminato, ma fare una fusione di stili: ovvero si può scegliere servizi che uniscono più materiali, andando a mescolare anche le rispettive culture occidentale e orientale."
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